Oratorio Sant’Eustacchio – Miniera

La vecchia strada che da Crodo saliva a Cravegna percorreva la sponda destra del torrente Alfenza fino ad un ponte di legno, sorpassato il quale, raggiungeva Navasco, Feriolo e Cravegna. Questa stessa strada portava all’imbocco delle gallerie delle miniere d’oro in attività già dal secolo XVI. Poco prima del ponte, sulla sponda destra del torrente, sorse in epoca imprecisata una edicola o cappella dedicata a S. Eutsachio martire che, come sappiamo, è il patrono dei cacciatori. La sua origine non ci è nota.
Con il tempo la sua presenza fu considerata come una difesa dalle piene del terribile Alfenza che non infrequentemente ha messo in pericolo non solo le campagne e le strade, ma soprattutto l’abitato di Crodo e Braccio più direttamente sottoposti al pericolo.
Questo torrente che normalmente ha piccola portata si trasforma infatti in una fiumana impettuosa che trascina con sé rocce ed alberi. La prova di tutto questo è l’enorme conoide di deiezione, ben visibile da ogni lato, sul quale Crodo è stato fabbricato, e che ha così costretto il Toce nel suo percorso da raIlentarlo formando il piano, lago o palude di Verampio.
Da una nota nell’Archivio della parrocchia di Crodo appare che per un voto fatto dagli uomini di Crodo, Emo e Braccio nel 1707 per essere stati liberati da una alluvione, alla cappella originaria si volle sostituirne una di maggiori dimensioni; a questo scopo si registrano alcuni lasciti. Dopo la terribile alluvione del 1755 in cui anche Crodo soffrì distruzioni e perdite umane, gli uomini di Crodo e di Braccio, il giorno 31 dicembre 1755, si riunirono nell’oratorio di S. Giovanni Battista alla presenza del vicario foraneo don Giuseppe Violetti e del capitano Andrea Marino, e fecero voto di solennizzare la festa di S. Eustachio martire (20 settembre), obbligando se stessi ed i propri discendenti, per essere liberati dalle alluvioni (1). I Crodesi per molti anni fino quasi ai nostri giorni non mancarono, nella domenica prossima alla festa, di venire processionalmente a questo oratorio e partecipare alla benedizione contro le alluvioni. Nella storia di Crodo infatti questi fenomeni rovinosi ebbero effetti catastrofici specialmente nel 1834, 1835 e nel 1839, e poi ancora nel nostro secolo, specialmente nel 1925 (2). Nel 1835 l’oratorio di S. Eustachio fu restaurato e poi ancora nel 1980. In questi ultimi anni è in abbandono e le sterpaglie hanno invaso il serintiero che vi conduce e perfino il sagrato.
Note
1) Documento in Archivio parrocchiale di Crollo, rogato dal notaio sac. Antonio Bartolomeo Scaciga fu capitano Ludovico Antonio di Baceno.
2) Cfr. T. Bertamini, Storia delle alluvioni nel.’Ossola. in Oscellana 1975 pp. 145-163, 201-222.

TRATTO DA: Fede ed Arte a Crodo (T. Bertamini) estratto da Oscellana 1976-1977