Oratorio Sant’Antonio Abate – Maglioggio

La frazione Maglioggio si trova sulla mon-tagna di fronte a Crodo da cui dista un buon tratto di cammino. Solo in questi ultimi anni è stata raggiunta da una comoda strada che aiuta a toglierla dall’isolamento e da un grave spopolamento che la stava estinguendo. Ma fino al secolo passato anche. quelle pendici della montagna erano ferventi di attività e, nonostante le difficoltà, frazioni come Croppo, Dugno e Salera e soprattutto Maglioggio erano intensamente abitate. Dopo una faticosissima bonifica del terreno si coltivavano campi, prati e perfino ubertosi vigneti. Maglioggio è la frazione più consistente ed ebbe abbastanza presto il suo piccolo oratorio dedicato a S. Antonio abate, sufficiente a soddisfare la devozione di quei poveri montanari, i quali tuttavia dovevano scendere fino a Crodo nelle domeniche e feste di precetto. Questo ora- torio è ricordato la prima volta nel Sinodo di Cesare Speciano del 1591 e poi ricorre in quasi tutti gli Ordini di visita pastorale seguenti. Da quelli fatti in occasione della visita pastorale del vescovo cardinal Taverna (3 settembre 1616) si ricava che questo oratorio era di modestissima fattura: un vano rettangolare senza finestre ‘sui lati, ma aperto sulla facciata, difesa da cancelli di legno, attraverso i quali passavano il vento e l’umidità. Una cappella simile a questa si può ancora ritrovare nella frazione Piani di Sopra di Crodo. Questo tipo di costruzione ha una età difficile da stabilire, ma è certo anteriore al secolo XV. Rare erano le celebrazioni di Messe richieste dalla divozione locale che però non si esauriva nella festa patronale, ma si ravvivava ogni giorno per la stessa presenza di questa umile cappella.

Nel secolo XVII, a causa dell’aumento della popolazione ed anche di un maggior bisogno di assistenza religiosa, gli uomini di Maglioggio, vollero rifare l’oratorio, dandogli forma più moderna e maggiore ampiezza. Negli Ordini di visita pastorale del 10 giugno 1641 il vescovo Antonio Tornielli approva la richiesta del popolo di Maglioggio: « concediamo che questo oratorio si possi rinnovare, purchè si rifaccia in modo che la nave di lui sia lunga almeno braccia 10 et la cappella in capo larga almeno 5 braccia, con le dovute larghezza et altezza et con le opportune finestre et porte et purchè si levi via il forno che sta vicino (1) ».
I lavori furono iniziati subito e progredirono rapidamente.
Il nuovo oratorio è quello che si vede tuttora. Semplice e funzionale nel disegno, ha sempre modeste dimensioni, ma sufficienti per le necessità del paese. La facciata è impostata in maniera tradizionale: una porta con due finestre a lato, molto basse, per poter permettere di fare visita all’oratorio anche quando è chiuso. A questo scopo sotto le finestre vi è un gradino che serve di inginocchiatoio. La luce invece piove all’interno attraverso la bella e tipica finestra serliana. Internamente si nota la copertura a volta e la decorazione del presbiterio con altare ed alzata in stucco di discreta fattura. Completa il tutto un minuscolo e leggero campanile con una campanella sul lato destro della facciata. La scritta 1642 AT P AC V, di difficile interpretazione, incisa nell’architrave della porta, ricorda la data del completamento. Fu benedetto il 14 gennaio 1644 (2).

Nel 1702 fu fabbricata contigua all’oratorio verso il lato destro la sacrestia ed una casetta per uso del parroco o del cappellano. Si voleva infatti un sacerdote sul luogo, in mezzo al popolo, per dire la S. Messa ed amministrare i Sacramenti ed anche per impartire ai fanciulli
i primi elementi della istruzione.
A questo scopo l’amministrazione dell’oratorio giunse a raccogliere sufficienti fondi che per molti anni servirono allo scopo e spesso vennero concessi a basso interesse a sostegno delle famiglie del luogo. Con la soppressione di questo beneficio, il capitale fu dagli uomi-ni di Maglioggio ceduto alla comunità di Crodo per la istituzione di scuole pubbliche comunali. L’oratorio di S. Antonio abate di Maglioggio subì un ultimo restauro nel 1919 ed ebbe anche una nuova dedicazione, fissata dal la scritta posta sulla facciata: « Sancto Antonio Abbati et Dominae Sacratissimi Cordis Jesu dicatum ».
Quando fu rinnovata la decorazitne della cappella e dell’altare del S. Rosario nella chiesa parrocchiale di S. Stefano di Crodo fu tolto e confinato nell’oratorio di S. Antonio di Maglioggio il quadro che stava sopra l’altare. La tela (cm.235×170), appesa sopra la porta d’entrata è di grande interesse e meriterebbe di essere restaurata e conservata. Essa rappresenta la Madonna seduta, con il Bambino sul ginocchio sinistro che dà la corona del Rosario a S. Pietro martire che sta alla sua destra, mentre S. Domenico, alla sua sinistra distribuisce le corone ad un gruppo di devoti posti più in basso, in ginocchio. Due angeli, in alto, con una mano reggono la corona della Vergine, mentre con l’altra presentano i Rosari. E’ interessante il gruppo dei devoti, tre uomini e quattro donne, il cui atteggiamento devozionale è un pizzico ostentato e fa pensare al gruppo delle personalità del paese che ha voluto farsi effigiare e ricordare dai posteri. La qualità del disegno è buona, ed in alcune figure ottima, specie nella trattazione della figura della Madonna e del gruppo dei divoti i cui visi hanno tutte le caratteristiche di essere dei ritratti di gente di Crodo, eseguiti con abilità e molta sensibilità. Il quadro è incorniciato dai quindici Misteri del S. Rosario, rap-presentati in modo piuttosto sommario ed im-pressionistico, ma convincente. L’impostazione, ancora classica cinquecentesca, del quadro fa pensare ad un pittore, non locale, della fine del 1500 o dell’inzio del 1600. Se infatti questo quadro non era già in loco all’inizio del secolo XVII, dovette essere posto al più tardi quando nel 1619 (28 maggio) venne nuovamente istituita la confraternita del S. Rosario (2). Il non trovare però i devoti vestiti con il saio azzurro della confraternita, mi fa pensare che questo quadro sia stato fatto anteriormente a questa data.

NOTE:
1) Documenti in Archivio parrocchiale di Crodo.
2) Documento in Archivio di Oscellana.
3) Documento in Archivio parrocchiale di Crodo.

TRATTO DA: Fede ed Arte a Crodo (T. Bertamini) estratto da Oscellana 1976-1977